Music, Wonders of the Webs

Ernia torna con Come Uccidere Un Usignolo – 67 Edition.

Fuori ora Come uccidere un usignolo (67 edition), la riedizione del lavoro di Ernia precedentemente disponibile solo in digitale. 2 dischi e 16 canzoni, tra featuring e produzioni Guè Pequeno, Rkomi, Mecna, Shablo, Parix, Lazza e molti altri.

Classe 93, Ernia si propone come una delle proposte più originali del rap game italiano di oggi. Vero nome Mattero Professione, torna con una versione ampliata e rivisitata del suo ultimo EP di successo, con la 67 edition uscita per Thaurus Music/Universal. Continue reading

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Luchè porta il suono di Napoli a Milano, il 20 Gennaio ai Magazzini Generali.

Venerdì 20 Gennaio Luchè torna a Milano.

Il Malammore Tour fa tappa ai Magazzini Generali di Via Pietrasanta 16, per portare il suono di Napoli anche al Nord.

Il tour prende il nome dal suo ultimo album, dal quale sono uscite perle del calibro di “Bello” in feat con Guè Pequeno, “E’ sord”, “Che Dio Mi Benedica”, e ovviamente “O’ Primmo Ammore”, singolo reso celebre da Gomorra che ha raggiunto i 5 milioni di visualizzazioni su YouTube.

L’apertura della serata sarà affidata a Coco, giovanissimo rapper campano della scuderia Roccia Music. Continue reading

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Le 5 Cose top del 2015 di Fare Cose. ft. Google Immagini.

What a time to be alive.

Il 2015 è stato un anno incredibile. Su Fare Cose. sono successe Cose che nel 2014 non ci saremmo neanche immaginati. Siamo contentissimi di quest’annata e speriamo che sia piaciuta anche a voi.

A pochi giorni dalle Feste e prima di ritrovarci tutti davanti a Carlo Conti per il conto alla rovescia, abbiamo pensato che fosse il caso di riorganizzare un po’ le idee. Ogni sito e blog e network e #brand su internet, come tradizione, sta uscendo la propria classifica di fineanno riguardo alla propria area di interesse: i 25 migliori dischi usciti solo in vinile, le 27 più belle gif di gattini, le 4 più grandi scoperte di computazione quantistica del 2015.

Per non essere da meno abbiamo deciso di fare anche noi una bella classifica. Trattandosi di un sito di nome Fare Cose. che parla di fare cose in generale, le alternative vinili, gattini e computazione quantistica ci sono sembrate tutte molto appetibili, ma anche restrittive. Ci è sembrato quindi un’ottima occasione per fare un po’ di sana autoreferenzialità e stilare una bella lista delle Cose che in questo 2015 ci è più piaciuto Fare.

In questa lista troverete le Cose che più ci hanno gasato e divertito negli ultimi 12 mesi, riassunte nelle 5 che ricorderemo sicuramente con più nostalgia negli anni a venire. Dalle palme ai palazzi di Ciny, in questa classifica c’è tutto. In più, l’audace scelta stilistica di accompagnare ogni voce con una futuristica foto stock trovata tra i primi 10 risultati di Google Immagini garantisce un certo visual appeal che vi terrà incollati allo schermo dall’ultima alla prima posizione.

Cominciamo il nostro viaggio per rivivere il 2015 partendo dal 20165.jpg

5. I piani per il 2016

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È fuori il primo episodio di In Forma Con Emilozio ed è già Grazie Di Tutto.

Per chi non lo conoscesse, Emi è uno dei più grandi Maestri della scena hip hop italiana, ma non rappa né produce. È famoso per essere il quarto uomo dei Club Dogo, loro tour manager e tuttofare. Il suo personaggio è forse il più affascinante di tutta la Dogo Gang, fatto da un passato difficile (“2002, a Emiliano: come si sta là dentro frà?” il famoso adlib di Vida Loca era dedicato proprio ad Emi, che in quel periodo si trovava in carcere), un presente da padre di famiglia e tatuaggi giganti del Duomo sullo stomaco.

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La storia di Rap Doom. – Rap Doom per Fare Cose.

Rap Doom è una pagina nata da qualche mese che sta già facendo parlare di sé. Aperta come fanpage da Gaspare Palmeri e Simone Barbieri, due ragazzi della provincia di Bologna, la pagina si è subito specializzata nella realizzazione di copertine-tributo a singoli ed album di rapper italiani. Con una interessante collaborazione con Fabri Fibra la pagina ha ottenuto considerevole visibilità, e le loro copertine sono ora sugli Instagram degli squali più grossi d’Italia. Che li si ami o li si odi, a Rap Doom non manca l’hype. Oggi Simone è qui su Fare Cose per raccontare tutta la storia di Rap Doom.

La pagina è nata a fine Gennaio. Precisamente il 26.

Mi è sempre piaciuto il rap e la noia mi aveva portato a pensare di creare una pagina per Mezzosangue. Le capacità di scrittura del rapper romano mi hanno sempre colpito, e credo che il suo talento sia innegabile. Però, forse, creare una pagina dedicata ad un solo artista, alla lunga, sarebbe stato limitante. Poi si sarebbe persa nella miriade di altre pagine di questo tipo, e l’idea di far parte di quella categoria non mi eccitava molto, a dirla tutta. Forse era meglio farne una che si occupasse un po’ di tutto il rap italiano.
In quei giorni era uscito il video del pezzo “Rap Doom” di Gemitaiz. Scelsi il nome della pagina non come tributo alla canzone (che pur mi era piaciuta), ma perché pensai che suonasse bene. L’inglese fa più figo, no?

Una delle prime immagini pubblicate su Rap Doom.

Per dare originalità alla pagina contattai Gaspare: la sua esperienza di grafica fu fondamentale. Ormai tutto si basa sull’immagine e sui social, specialmente in questo genere musicale (in particolare su Instagram); quindi creare cover originali per i brani rap da condividere sui social sembrava una buona idea.
Iniziammo confrontandoci ogni volta su ogni lavoro o pubblicazione di contenuto: metodologia che seguiamo anche ora. Il nostro obiettivo era indirizzato ad avere qualche consenso dagli artisti sotto forma di Mi Piace/Retweet. Al tempo, però, era difficile raggiungere quel pubblico: avevamo poche centinaia di Mi Piace, tra cui la nonna di Gas. Una tristezza infinita.
In realtà non andavamo male, ma neanche troppo bene. Andammo avanti così finchè, in seguito alla pubblicazione di qualche grafica per la neo uscita di “Squallor”, ci contattò Paola Zukar (manager di Fabri Fibra, tra gli altri).

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Come sono finito su Vero, il nuovo album di Gué Pequeño. – Boston George per Fare Cose.

Boston George è un producer di Teramo. È recentemente entrato nella Dogozilla Empire, la label di Don Joe dei Club Dogo, e ha prodotto il beat di Pappone, una delle tracce dell’ultimo album di Gué Pequeño. Il disco, Vero, esce oggi per Def Jam (Universal Italia).

In quest’articolo George ci racconta in esclusiva la sua storia, dalla Georgia a Praga a Teramo, dai primi beats alle grandi produzioni.


Non so da dove cominciare quindi la butto lì: dall’inizio.

Sono cresciuto a Teramo, ma sono nato in Georgia, a Sukhumi, durante la guerra georgiano-abcasa. Eravamo nella capitale, in balia dei conflitti, ed io avevo meno di un anno.

La vita che facevamo era quella che potete immaginare. Vivevamo in un quartiere per i rifugiati che facevano di tutto per campare. Di tutto. Fortunatamente mia zia durante la guerra si era trasferita a Praga, e per 8 anni si è fatta il culo per portarci tutti e cinque (me, mio fratello, mia sorella e i miei genitori) da lei.

ragazzi che stavano con noi in Georgia oggi non vivono una vita normale: finché sei piccolo puoi stare fuori da certa roba, poi però si cresce. La vita a Praga, invece era completamente diversa. Villa con piscina, macchine, vestiti. Era tutta un’altra storia, per quanto queste cose possano interessare ad un bambino di 8 anni.

Dopo tre anni ci siamo ritrovati in Italia, a Teramo. Ho cominciato a fare produzioni hip hop nel 2007, con il mio socio di allora Anjo al mic. I primi rapper italiani che avevo cominciato a seguire seriamente erano i Dogo: già allora pensavo che fossero il top. Da lì al 2014 ci ho investito, ho fatto cose serie, ho cazzeggiato, ho mollato e ho ripreso, finché non ho deciso che era arrivato veramente il momento di fare qualcosa.

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Marracash, Status, KG e come una sola figura sia riuscita a portare l’hip hop italiano nel 2015.

Sia chiaro che non voglio offendere tutti gli altri.

Anzi. Ci sono diversi nomi tra rappers e beatmakers che negli ultimi mesi continuano a sfornare roba ultramoderna e a volte anche innovativa nella scena italiana. Ma spesso queste produzioni sono rare, o costituiscono una piccola percentuale del lavoro dell’artista in questione, che per un motivo o per un altro parallelamente continua a produrre tracce più diluite o più (e qui vi chiedo perdono in ginocchio per il termine) commerciali. E soprattutto non si arriva quasi mai ad unire la modernità della produzione con abbastanza tracotanza nei testi e nelle metriche da farmi gasare come se stessi ascoltando un disco americano.

Negli ultimi mesi ho cercato in lungo e in largo del Rap italiano che arrivasse a farmi infervorare con ignoranza come in America fanno i vari A$AP, Migos, Schoolboy, o anche Kanye e Jay. Certo, a Bello Figo Gu il titolo di Lil B italiano non glielo toglie nessuno, ma, per quanto mi diverta e mi sorprenda a volte coi suoi rap in inglese, “Io sembro Belen, Belen Rodriguez” non è il tipo di testo che mi fa venire voglia di vestirmi di nero e sprecare soldi su qualunque cosa scintilli.

Stavo per arrendermi ed abbandonare la mia ricerca, quando i correlati di Youtube mi hanno portato a riguardare il video di GVNC di Luché ft. Marracash. E, guardandolo bene, ho capito che aveva tutto quello che cercavo. Base e testo tracotanti, riferimenti alla moda e vestiti neri, e citazioni di livello come “ll tuo disco suona impastato, sono avanti cento passi. Sono avanti anni Luché, tu come te la passi?”.

Quest’esperienza mi portò improvvisamente a capire l’estetica dietro tutti gli ultimi lavori di Roccia Music. Con i miei nuovi occhiali neri ci vedevo più chiaro. L’album di Deleterio, i video di Albe Nere e Zombie, l’album di Luché, quello di Achille Lauro, Real Royal Street Rap con gli Ackeejuice Rockers appena usciti da Yeezus. Ecco dov’era la n***anza che cercavo.

Il boss Marra, mentre uscivano tutte queste cose bellissime, era lì a fare hype ed a comparire in qualche featuring qua e là. Ci si chiedeva però quando avremmo visto il suo primo lavoro post-Genesi, se questo avrebbe incorporato tutti gli elementi di questa nuova estetica e, soprattutto, se sarebbe veramente uscito.

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