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FORMICAIO – Oliver Nostro per Fare Cose.

Oggi pomeriggio un mio amico è entrato di corsa nella redazione di Fare Cose con una cartella in mano. Era un manoscritto di un famoso autore sconosciuto degli anni 70. Americano di origini italiane, Oliver Nostro univa il beat al pulp in uno stile a metà tra Charles Bukowski e Roberto Giacobbo. Buona lettura.


Era una tipica giornata estiva a Marrakech.

Il sole picchiava forte sulla pelle delle persone riunite nella piazza del mercato, procurando ustioni sui colli variopinti; sicuramente qualche anziano sarebbe morto per il troppo caldo. Il mare, più azzurro che mai, stava lì, immobile, come indifferente all’eccessiva calura. Bagnava il litorale con un ritmo lento, ripetitivo, quasi noioso.

“Maledetto mare del cazzo” pensò un tipo che passeggiava.

Si fermò e iniziò a fissare le onde. Odiava il mare da quando gli aveva portato via suo figlio. Era successo 20 anni prima, ma lui lo ricordava come fosse 19 anni prima. Salam, così si chiamava il bambino prima di annegare; voleva fare il figo con i suoi amici, ma era morto. Stupido bambino.

“Stupido bambino” pensò il tipo. Continuava a guardare il mare dalla strada, immobile manco si chiamasse Ciro.

“Ciro, che bel nome!” gli venne da pensare, chissaperché. Fu il suo ultimo pensiero, un autobus lo travolse.

Stupido vecchio.

Gianni si svegliò. Era una tipica giornata estiva a Milano.

Il sole picchiava forte come sempre. Però quel giorno a Milano era nuvoloso e pioveva, quindi quel cazzo di sole si sforzava invano di picchiare.

“Stupido sole” pensò Gianni ed uscì senza lavarsi.

Gianni era un tipo. Lavorava in tipografia, ma non gli piaceva. Aveva sempre sognato di essere un beduino nel deserto, ma il coglione era nato in una classica famiglia borghese e, si sa, i borghesi non sono beduini. Camminava per una via a caso andando in posti a caso, tanto era domenica e, sticazzi, poteva fare quello che voleva. Si fermò davanti ad un carretto dei gelati e si mise a fissare il gelataio, nero nella classica divisa bianca.

-Cono o coppetta?-

-Fanculo sporco negro- rispose Gianni. Poi sparò. Quattro colpi precisi, tre nel petto del negro e uno nella sua testa.

“Questo negro poteva fare il beduino e invece è venuto in Italia a fare il gelataio” fu il suo ultimo pensiero.

Si morì tanto quel giorno nel mondo, come sempre. La morte è l’unica cosa che si ripete sempre e sempre in eterno, ma dio porco la gente non perde mai interesse.

“Chissà perché la gente è così interessata alla morte” pensò Ottavio mordendo un cornetto mentre alla tv c’era l’ennesimo servizio su Yara.

Pagò la pranzolazione e uscì fuori. No, non morirà oggi Ottavio. Il suo ultimo giorno sarà tra 40 anni nel suo letto dopo una lunga e noiosa vita. Oggi Ottavio non muore, oggi Ottavio uccide.

Fermo ad un attraversamento pedonale pensava a Maria. Che bella Maria! A scuola la volevano tutti e lei faceva seghe in cambio di attenzioni. Ma ora era cambiata: adesso faceva pompe in cambio di attenzioni, le seghe le faceva solo ad Ottavio. Non riusciva più a fare seghe a sconosciuti perché non sopportava di guardarli negli occhi, ma le pompe era un’altra cosa. Si concentrava sull’ombelico e succhiava.

Ottavio tornò a casa proprio mentre Maria era fissa su di un ombelico.

“Brutta troia!” pensò, ma non disse nulla. Si girò e tornò sui suoi passi, Maria non s’era manco accorta del suo rientro, quella troia. Scendeva le scale muto e con la freddezza che si assume solo quando hai il cuore spezzato.

Fu lì che commise il delitto: schiacciò uno scarafaggio spaparanzato su uno scalino. Ottavio manco se ne accorse.


Chi è veramente Oliver Nostro? Cosa faceva quello scarafaggio spaparanzato invece che lavorare? E i marò? Queste ed altre risposte nel prossimo racconto.

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