Cose by Night, Fare Cose, Fare Cose Black Edition, Fare Mode, Music

Marracash, Status, KG e come una sola figura sia riuscita a portare l’hip hop italiano nel 2015.

Sia chiaro che non voglio offendere tutti gli altri.

Anzi. Ci sono diversi nomi tra rappers e beatmakers che negli ultimi mesi continuano a sfornare roba ultramoderna e a volte anche innovativa nella scena italiana. Ma spesso queste produzioni sono rare, o costituiscono una piccola percentuale del lavoro dell’artista in questione, che per un motivo o per un altro parallelamente continua a produrre tracce più diluite o più (e qui vi chiedo perdono in ginocchio per il termine) commerciali. E soprattutto non si arriva quasi mai ad unire la modernità della produzione con abbastanza tracotanza nei testi e nelle metriche da farmi gasare come se stessi ascoltando un disco americano.

Negli ultimi mesi ho cercato in lungo e in largo del Rap italiano che arrivasse a farmi infervorare con ignoranza come in America fanno i vari A$AP, Migos, Schoolboy, o anche Kanye e Jay. Certo, a Bello Figo Gu il titolo di Lil B italiano non glielo toglie nessuno, ma, per quanto mi diverta e mi sorprenda a volte coi suoi rap in inglese, “Io sembro Belen, Belen Rodriguez” non è il tipo di testo che mi fa venire voglia di vestirmi di nero e sprecare soldi su qualunque cosa scintilli.

Stavo per arrendermi ed abbandonare la mia ricerca, quando i correlati di Youtube mi hanno portato a riguardare il video di GVNC di Luché ft. Marracash. E, guardandolo bene, ho capito che aveva tutto quello che cercavo. Base e testo tracotanti, riferimenti alla moda e vestiti neri, e citazioni di livello come “ll tuo disco suona impastato, sono avanti cento passi. Sono avanti anni Luché, tu come te la passi?”.

Quest’esperienza mi portò improvvisamente a capire l’estetica dietro tutti gli ultimi lavori di Roccia Music. Con i miei nuovi occhiali neri ci vedevo più chiaro. L’album di Deleterio, i video di Albe Nere e Zombie, l’album di Luché, quello di Achille Lauro, Real Royal Street Rap con gli Ackeejuice Rockers appena usciti da Yeezus. Ecco dov’era la n***anza che cercavo.

Il boss Marra, mentre uscivano tutte queste cose bellissime, era lì a fare hype ed a comparire in qualche featuring qua e là. Ci si chiedeva però quando avremmo visto il suo primo lavoro post-Genesi, se questo avrebbe incorporato tutti gli elementi di questa nuova estetica e, soprattutto, se sarebbe veramente uscito.

La prima traccia droppata come preview mi ha lasciato un po’ confuso. Status, la title track dell’album, arrivava con chitarroni e “batteria vera” al posto di synth e charleston sincopati. Sembrava voler continuare il tema rock di King del Rap, ma senza lo scratch di Tayone che salvasse la situazione. Non dico che non fosse una canzone valida, ma me l’aspettavo un attimo più tamarra. Cioè, un botto più tamarra.

Per fortuna Marra riesce a recuperare con una mossa da bomber assoluto, mettendo su una pagina web in cui il testo di Status era commentato a mò di Rap Genius da lui stesso, con toni che ridefinivano la parola Autocelebrazione.

Passato un po’ di tempo e, con il dovuto hype, sono uscite le altre tre canzoni di preview: 20 Anni (Peso), Vendetta e Sindrome Depressiva da Social Network. E lì mi sono gasato.

Ah, se mi sono gasato.

La n***anza era arrivata tutta di botto, eliminando ogni dubbio che la traccia precedente avesse potuto lasciarmi. Era tutto inaspettatamente n***issimo e bellissimo. Stavo per piangere.

Ormai ero stato travolto dall’ondata di hype e non vedevo l’ora che uscisse Status. Proprio quando l’attesa si faceva sentire di più, negli ultimi giorni prima della release, mi arrivò un invito al KG White Special Event a Milano, dove Marra avrebbe presentato la nuova collezione del suo brand di vestiti KG ed un paio di anticipazioni da Status. Ovviamente accettai al volo e così mi ritrovai a Milano. Quest’episodio sarebbe perfetto come premessa per un articolo Fare Cose, e non sfruttare l’occasione sarebbe un peccato, quindi ho deciso di farci un mini-articolo di Fare Cose all’interno di quest’articolo di Fare Cose.


Il party KG White Special Event a Milano e le opinioni contrastanti che ne sono derivate.

E niente, i miei amici di Blackstone, negozio con l’offerta di abbigliamento a mio avviso più nera e bellissima che si possa trovare a Bolowood, un giorno mi contattano e mi fanno “Ci è arrivato l’invito a quest’evento a Milano. Suona Marra. Ci accompagni?”. Evento solo su invito, live, vestiti pesi e possibilità di freebar. Ovviamente accetto.

Sicuramente non pensavo che ne avrei parlato su Fare Cose, dato che si trattava di un evento su invito per il quale non andavo espressamente in rappresentanza del mio sito, ma appunto solo come accompagnatore per Blackstone.

Due giorni prima dell’evento, però, per un motivo o per un altro, Marra e la KG decisero di aprire l’evento al pubblico. Cioè, era ancora teoricamente a numero limitato, ma bastava mandare una mail per mettersi in lista. Un po’ una presa male per VIPs e Buyers, forse, ma anche motivo per cui ora sto qui a raccontarlo.

Arriviamo all’evento con una certa tracotanza ed un certo livello di aspettative. Un po’ di fila all’ingresso sotto la pioggia non è abbastanza per demotivarci, ed è anche indicatore di serata carica e considerevole quantità di bella gente. La delusione è arrivata appena entrati, purtroppo.

Non. C’era. Il. Guardaroba.

Sembra una sciocchezza, ma dover girare in un posto con altre 500 persone con addosso il giaccone ingombrante e bagnaticcio non è cosa facile. Ma poco male, beviamoci su.

Del free bar con Ciroc e Desperados c’era poco da lamentarsi, a parte forse le code e quella che sembrava limitata disponibilità. Beviamo tranquilli, sicuri che la situazione si sarebbe rilassata dopo il live.

Le “Un paio di anticipazioni da Status” sono state esattamente un paio. Crack e In Radio. Alla fine del live Marra ci augura di bere alla sua salute, e noi seguiamo il suo consiglio. La Ciroc era finita e siamo costretti, con disappunto dei nostri fegati, a scendere di gradazione e passare alla Desperados.

Intanto il DJ set regalava soddisfazioni suonando le ultime hit Hip Hop e Trap americane, e a mio parere la serata ha raggiunto l’apice quando hanno messo Coco e tutto ha avuto un senso.

Vibes from ieri sera. #White #Coco #Peso #KG

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Nonostante queste piccole delusioni, dovute probabilmente alle nostre tracotanti aspettative, è stata davvero una bella festa.

Il posto, che forse peccava di hubris nelle sue dimensioni ambiziose per un evento su invito, era stato sfruttato a dovere, con una buona divisione degli spazi e mini-spettacolini (show di kendo in costume, una tipa vestita da geisha in frac) e proiezioni riempivano gli angoli vuoti.

C’era della bella gente, e tra gli altri abbiamo avuto la fortuna di incontrare un Vincenzo da Via Anfossi preso particolarmente bene e i Power Francers from Guardiagrele sempre al top della forma. C’era anche un tipo con la barba che mi sembrava The Night Skinny, ma ho avuto paura a chiedergli se fosse The Night Skinny perché sarebbe stato un macello se non fosse stato The Night Skinny.

Siamo stati ospiti di Marra che ci ha offerto un bel posto, drink sorprendentemente buoni, un bel live e tanta compagnia. E questa non è altro che la definizione da manuale di una bella serata.

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Alla fine Status, il motivo per cui siamo qui riuniti, è uscito, e lo si può riassumere in questi 4 messaggi che ebbi l’onore di ricevere dal Maestro.

karas

Sì, perché alla fine Status non nasconde di voler essere lo Yeezus di Barona.

Senza parlare del titolo o del concept del Mettersi le Cose in Faccia ripreso nella copertina, il bridge di Crack è un evidente omaggio all’intro di I’m In It, Bruce Willis sembra riprendere suoni ambient che mi fanno pensare molto ad Arca, i vocalizzi con l’autotune alla fine di Vendetta sono in pieno stile Kanye, e Sindrome Depressiva da Social Network sembra quasi un rework di Welcome to Heartbreak X Robocop, dai tempi di 808s and Heartbreaks.

Ovviamente sono solo dettagli ed elementi di un quadro molto più grande. C’è una varietà di generi, collaborazioni ed influenze davvero ricca. Dal pezzo con Neffa che ricorda un po’ i Chromeo ed un po’ Random Access Memories col suo groove un po’ funk, al pezzo con Tiziano Ferro che non ti aspetti che possa funzionare così bene. Magari dentro di me desideravo più n***anza, ma in un disco da 18 pezzi ci sta pure un po’ di colore che non sia il nero.

Ci sono tante cose fighe come tante cose discutibili all’interno di Status, ma è chiaro che c’è un pattern che durante tutta questa storia è andato delineandosi.

Puoi dire tutto quello che vuoi all’hype e alle bocciate, ma alla fine ti coinvolgono.

Puoi dire tutto quello che vuoi a In Radio, che Marra volesse fare l’ennesima Cigno Nero/Rose Nere, ma alla fine ti piace.

Puoi dire quello che vuoi ad una festa senza guardaroba, ma alla fine ti diverti.

Puoi dire quello che vuoi a Marracash, ma alla fine è davvero il King.

Status è disponibile su iTunes a €9,99 e tutte le informazioni ed i links sulla linea KG si trovano sul sito ufficiale.

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5 thoughts on “Marracash, Status, KG e come una sola figura sia riuscita a portare l’hip hop italiano nel 2015.

  1. Pingback: L’A$AP Rocky italiano è giovanissimo e si chiama Sfera Ebbasta. | Fare Cose.

  2. Chamillionaire says:

    Se sei in cerca di un rapper italiano che faccia trap fatta bene dovresti ascoltare i 4 volumi di “Supershallo” di Jesto.
    Tanto sono in free download, li trovi subito con una ricerca veloce su Google

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