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L’insospettabile bellezza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Legnaro.

Studiare Fisica non è facile.

Ci si trova ad avere a che fare con enormi quantità di informazioni da assimilare in tempi limitati, esami con standard molto alti e compiti che richiedono precisione e conoscenze fuori dal normale. È facile alienarsi, chiudersi nel proprio mondo fatto di calcoli e dimostrazioni per paura di non riuscire a raggiungere i livelli richiesti. I giorni sono scanditi da esercizi e capitoli, da un periodico riproporsi della frustrazione che nasce dalla discrepanza tra i risultati raggiunti e quelli desiderati.

La proposta di una gita coi colleghi sembrava tanto allettante quanto assurda: una gita come quelle che si facevano a scuola, con partenza in autobus di mattina presto e visite guidate. Tra l’altro era tutto gratuito, bastava segnarsi su una lista per poter partecipare. Magari in altre facoltà queste cose succedono più spesso, ma da noi di Fisica era la prima volta.

Senza pensarci troppo ho scritto il mio nome sulla lista. Sarebbe stata un’ottima occasione per dare un’occhiata ad un ambiente di lavoro tra i più ambiti nel settore, nonché in generale per Fare Cose.

Eravamo ovviamente contenti della cosa, ma le nostre aspettative rimanevano modeste. Avremmo fatto un giro in un laboratorio da qualche parte in Veneto, avremmo visto qualche fisico fare calcoli, e magari qualche macchina. Cominciavamo a pensare che la parte più interessante della visita potesse essere la mensa, che tra l’altro dicono essere una delle migliori tra i laboratori italani.

Le cose sono andate diversamente.

Avevamo sottovalutato il fatto che questo laboratorio ospitasse ben cinque acceleratori di particelle. E gli acceleratori di particelle visti dal vivo sono uno spettacolo insospettabilmente bellissimo.

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Ci trovavamo tutti presi dalla sindrome del bambino nel negozio di giocattoli, anche quelli tra noi che non se l’aspettavano. Passando da un acceleratore all’altro restavamo affascinati dalle spiegazioni sul loro funzionamento, dall’attenzione ai dettagli e dalla precisione richiesta per farli funzionare. Soprattutto eravamo sorpresi di come finalmente riuscissimo a seguirle e comprenderne i dettagli. Tutti quegli studi, almeno, cominciavano a dare soddisfazioni.

L’analogia della fisica sperimentale moderna con il mondo dell’industria diventa evidente una volta che ci si trova dentro un laboratorio del genere. Non c’è altro modo di spiegarlo, pare proprio di essere all’interno di una fabbrica, con tanto di edifici con dentro le macchine (che in questo caso sono acceleratori di particelle nucleari) ed altri che ospitano uffici e sale riunioni, con 250 tra fisici, ingegneri e tecnici al lavoro sui vari progetti. Un laboratorio del genere non è altro che una fabbrica che ha deciso di produrre dati sui nuclei atomici.

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Spazi ampi ed angoli ricchi di dettagli, metallo scintillante ovunque e verniciature colorate. Fotograficamente parlando il posto si presentava molto bene. Sarà che sono stato esteticamente contaminato dalla fotografia di Com’è Fatto o da classici come Mechanical Principles, e quindi il mio giudizio potrebbe essere di parte, ma anche i miei colleghi mi giurano di aver trovato della bellezza in questi enormi ed esotici ammassi di ferraglia costosa.

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I metalli scintillanti e le vernici colorate, ovviamente, non erano lì solamente per la loro bellezza. Mentre queste cose mi divertivano dal punto di vista estetico e fotografico, il mio lato fisico/tecnico ne apprezzava l’aspetto pratico. Gli acceleratori di Legnaro sono un perfetto esempio di progettazione funzionale e minimalista. Altamente modulari e facilmente accessibili per riparazioni ed aggiustamenti, le vernici colorate fanno da color coding per le varie parti dei macchinari. Ogni materiale è scelto per uno scopo preciso, e spesso i materiali ricoprono un ruolo centrale nel funzionamento dell’esperimento.

Per quanto l’essenzialità delle macchine le faccia sembrare quasi semplici nel funzionamento, ci si rende conto dell’effettiva complessità delle cose da dettagli, come ad esempio la quantità immane di cavi attaccati ovunque. “La capacità più importante che deve avere un fisico non è la conoscenza delle formule, ma la prontezza nella stima degli ordini di grandezza“, ci diceva la nostra guida. Io, sinceramente, non riesco neanche ad immaginare l’ordine di grandezza della lunghezza totale delle migliaia di cavi usati in quegli esperimenti.

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Ci sono rimasto davvero male. Avevo davvero sottovalutato i laboratori di Legnaro. Cioè, la mensa era davvero buona e con prezzi modici proponeva piatti inaspettatamente interessanti (gnocchi gorgonzola e straccetti di speck, braciola di maiale affumicata con contorno, macedonia di frutta e mezzo litro d’acqua €7,07), ma alla fine, nonostante tutto l’hype che avesse ricevuto, è stato il momento meno interessante della giornata. Mi sono innamorato addirittura dalle cose a caso che si trovavano nei corridoi, anche perché erano tutte inspiegabilmente fotogeniche.

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Ringraziando davvero l’INFN per l’ospitalità e la simpatia lascio spazio alle altre foto che ho avuto il piacere e la fortuna di fare durante quell’inaspettatamente bellissima gita, che in realtà mi ha lasciato un sacco di ottimismo e speranza.

Alla fine fare il fisico non dev’essere così brutto.

Ulteriori informazioni sul laboratorio di Legnaro si trovano sul sito ufficiale.

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5 thoughts on “L’insospettabile bellezza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Legnaro.

  1. Carletto says:

    Vorrei fare i complimenti a Lorenzo Pardi per come ha descritto la sua esperienza vista dagli occhi di un giovane studente. La descrizione mi ha ricordato le sensazioni che ho provato la prima volta che ho visitato i laboratori di Legnaro.
    Aggiungo che col tempo, per chi lavora come me in questi ambienti, forse dovuto ad un effetto “assuefazione”, molte cose si danno per scontate, anche se, devo dire, fare questo tipo di attività non annoia mai.

    • Grazie davvero 🙂 sono contento che l’articolo vi sia piaciuto. Non mi aspettavo che l’incontro tra il mondo di Fare Cose e la fisica potesse andare così bene. A questo punto spero in altri incontri, così che possano succedere altre cose interessanti!

  2. Irene says:

    Fare Cose, complimenti per l’articolo! Leggendolo – la scorsa settimana, prima della partenza per Legnaro – mi sono fatta un’idea di quello che avremmo visto, e mi ha reso ancora più felice di andare… è stata un bella esperienza, sorprendente ed entusiasmante, proprio come l’hai descritta tu. Adesso è davvero piacevole riguardare le tue foto e riconoscere quello che ho visto!

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