Fare Cose, Music, Stories, The Vasto Chronicles

Il Vasto Siren Festival è successo davvero, ed è stato bellissimo.

Quest’articolo è un racconto della mia esperienza personale con il Vasto Siren Festival da Vastese che a Vasto non c’è mai, di come mi ci sia trovato inaspettatamente, un giorno da fotografo-stampa, l’altro da sbronzo, l’altro mentre pranzavo da mia zia. Tutto a due passi da casa.

È cominciato tutto intorno a Gennaio, quando cominciarono a girare delle voci su un ignoto benefattore che voleva organizzare un festival musicale a Vasto. Non si sapeva niente di questo personaggio, a parte il fatto che avesse un sacco di soldi e non fosse Vastese. I primi dettagli e le prime immagini sull’iniziativa cominciarono ad apparire poco dopo sull’Internet, come quest’immagine in basso.

A questo punto io e molti miei compaesani eravamo scettici: anzitutto, il concept del festival era basato su una menzogna, dato che a Vasto non ci sono sirene. Al massimo c’è una Bagnante di mezza tonnellata che si toglie il tanga, e fino a quel momento nessuno pensava che sapesse suonare la chitarra. Inoltre l’annuncio di The National e Mogwai come presunti hedliner non sembrava per nulla verosimile per un pubblico vastese che in passato era stato abituato a nomi del calibro di Massimo Ranieri, Anna Tatangelo e Peppino Di Capri. Aspettavamo tutti con ansia il primo di Aprile perché la cosa si rivelasse come un simpatico scherzo da bontemponi.

Il primo di Aprile arrivò e non fu svelato nessuno scherzone, anzi.

Il cartellone continuava a rimpinguarsi di nomi bellissimi (Fuck Buttons, John Grant, Alexis Taylor, Dry The River, The Drones, The Soft Moon… A Vasto.) e cominciavano ad arrivare annunci di partnership sempre più importanti, mentre l’iniziativa veniva citata in articoli di testate internazionali. La pagina Facebook e il sito erano sempre più curati, arricchiti da foto dei più suggestivi panorami di Vasto che effettivamente invogliavano ad andarci. E poi è comparso questo video:

A questo punto mi avevano quasi convinto. Nessuno si prende lo sbattimento di fare un video con le scritte col motion tracking se non fa sul serio. Quel tipo che faceva i flip da una parte all’altra di Vasto era riuscito non solo ad aumentare il mio interesse verso il Siren, ma anche a mettermi una certa nostalgia dei luoghi di casa.

Nonostante tutto, non ero certo di poter partecipare per colpa dei soliti impegni di studio e lavoro, inoltre, se devo essere onesto, avendo già avuto modo di vedere o fotografare diversi artisti del cartellone non sentivo l’urgenza di cancellare tutti i miei impegni per esserci. Avrei chiesto a qualche amico com’era andata.

Accadde, però, che i pianeti si allinearono e mi si presentò la possibilità di tornare a Vasto prima dei piani, in tempo per il festival.


Giorno 0: 24 Luglio

La mattina dopo il mio arrivo decido di aggirarmi per Vasto e scoprire una volta per tutte se questo Festival esista davvero. Quella mattina Vasto era tranquilla come le altre, ma effettivamente erano cominciati ad apparire dei camion e dei palchi qui e lì. Turisti e concittadini passeggiavano tranquilli, gli anziani addirittura non si curavano dei lavori in corso.

Nel pomeriggio sento il mio amico Loris, che ho scoperto essere entrato nello staff di volontari del festival, e che poi avrebbe scritto il live report della giornata del 25 luglio in questo articolo di Oca Nera nel quale ho partecipato con le mie foto. Mi racconta di come i lavori stiano procedendo a ritmi serrati, e di come lui ed altri volontari si siano trovati a risolvere problemi che non si sarebbero mai aspettati, come ad esempio trovare 40 litri di acqua di cocco per il camerino dei National. Li ammiro.

La sera i Giardini di Mirò si esibiscono nel cortile di Palazzo d’Avalos. Io me li perdo, impegnato in una cena in una pizzeria vastese che era degenerata in bottiglie di Amaro del Capo e brindisi col proprietario. Su quella sera potrei scriverci un intero articolo, o forse due. Grazie alle meraviglie dell’informatica posso mostrarvi comunque questa foto fatta quella sera dalla mia amica Alessandra.

Rapsodia satanica – Giardini di Mirò #sirenfestival #vasto

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Giorno 1: 25 Luglio

Alle ore 18:00 esco di casa e mi dirigo verso la biglietteria. C’è qualcosa di diverso nel Centro Storico quel pomeriggio, sembra di essere in un’altra città: decine di forestieri si aggirano per le strade ornati di barbe, pantaloni attillati, Clubmaster e camicie di flanella. Anch’io, in fondo, con la mia maglietta Cool Britannia e lo zaino fotografico in spalla contribuisco alla confusione. “non sembri di Vasto“, mi aveva detto un ragazzo il giorno prima: ero diventato anch’io un forestiero, Vasto mi era estranea, io le ero estraneo.

Piacere.

Entro in via Adriatica e rimango a bocca aperta: i palchi erano pronti, ed anche le bancarelle di merchandising e Street Food erano alle ultime fasi dell’allestimento. Un via-vai di gente con pass al collo che portava tavoli, un altro via-vai di spettatori che intanto passeggiavano, si godevano il paesaggio dal Belvedere, facevano conoscenze. Sembrava di essere all’interno di un festival di quelli veri… ma a Vasto.

Travolto da tanti stimoli visivi analizzo la situazione e decido che la cosa migliore da fare prima di inziare sia concentrarmi sulla gente, che effettivamente in quei giorni sarebbe stata metà dello spettacolo.

Prima ancora di cominciare a parlare di musica, quindi, vorrei dedicare una piccola gallery al pubblico del Siren.

Intorno alle 19:00 cominciano i live, ed io comincio a correre da un palco all’altro con in mano il programma, cercando di fotografare il maggior numero possibile di performance.

E sono. Tutte. Bbellissime.

Non sono qui per fare il live report, per cui mi limiterò ad elencare a caso alcune delle cose bbellissime che sono successe: i Dry The River spaccano ed il cantante potrebbe essere Cobain che ha deciso di fingersi morto per cambiare genere, Adriano Viterbini suona un dobro nei giardini D’Avalos con il golfo come sfondo e il pubblico raccolto intorno a lui seduto sul prato, i Ninos du Brasil trasformano l’Arena delle Grazie in un Rave, The Drones sono dei pazzi Australiani che spaccano tutto e ad un certo punto chiedono al pubblico “Yeah Italia, Berlusconi! […] Why haven’t you fuckin’ killed him yet?”, Jennifer Gentle mi ricorda un po’ Mac DeMarco ma poi ringrazia l’organizzazione per avergli dato “un posto dove mingere”, i National bevono qualcosa che non è acqua di cocco, ci lusingano dicendo “This is such a beautiful spot, we’re so lucky to be here”, Berninger si lancia nella strofa di una canzone per poi correggersi dieci secondi dopo “Sorry, wrong verse.”, qualche canzone dopo si butta in mezzo alla folla e dedica una canzone ad una signora che stava seguendo dalla finestra.

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Ancora grazie alle meraviglie dell’informatica, ecco Berninger che offre una birra ed una canzone alla gente sul balcone.

Signore, mi scuso per il casino che stiamo facendo qui sotto.. Vi andrebbe una birra?

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Mi trovavo quindi in un surreale scenario nel quale casa mia era stata trasformata in un festival di livello mondiale, ed assistevo mangiando un panino alla porchetta.

Girando per Piazza del Popolo durante il live dei National cercavo una posizione rialzata per fare una foto che prendesse piazza, pubblico e palco, ma non ero soddisfatto. Alzo la testa e vedo dei miei amici affacciati alle finestre sopra quella della signora, li chiamo e scopro che lì c’è lo studio legale del padre di una mia amica. M’imbuco. Scatto così la foto che tra quelle del Siren mi ha lasciato più soddisfatto e che potete vedere in copertina: ci saranno stati trenta fotografi sottopalco, ma nessun altro quella sera aveva quella foto.

Saluto la piazza finendo la birra che mi avevano offerto i porchettari e scendo a Vasto Marina a dare un’occhiata agli afterparty. Trovo aperta solo la Ciucculella, ma trovo musica e persone abbastanza diverse da quelle del festival. Diciamo che, al di là delle foto che ho incluso nella gallery, non entrerò nei dettagli.

Live Report della giornata su Oca Nera.

Giorno 2: 26 Luglio

Ero così preso bene dal giorno prima che decido di tornare anche il 26 da spettatore.

Mi accompagna un mio amico di Vasto che studia in una famosa universita privata di Roma, e non lo specifico per creare pregiudizi, ma comunque la prima cosa che facciamo è comprare una boccia di spumante.

Non siamo troppo sorpresi quando ci dicono che non possiamo entrare con la nostra preziosissima bottiglia di Demisec da 4€ e ci apprestiamo quindi a finirla prima di entrare. Senza fretta, ci facciamo qualche giro per le vie del Centro, incrociando varie volte i Pink Puffers, che suonavano il loro phunk per l’allegria dei passanti. Ci sediamo in un vicolo e troviamo un gruppetto di ragazzi che vengono un po’ da ogni parte d’Italia, decidiamo di condividere con loro il momento di sboccio.

siren fest day 2-5

Insomma, entriamo sbronzi.

Sembra esserci molta più gente del giorno prima. Magari quelli che erano venuti il 25 avevano sparso la voce, o magari sono solo sbronzo.

Ci gustiamo i live che ci eravamo programmati di vedere dall’inizio alla fine. Nuovamente in un elenco a caso, posso dire che: Tycho nel Cortile D’Avalos è una figata, i Fuck Buttons che suonano mentre si alza un vento fortissimo e il meteo minaccia di distruggere tutto sono allucinanti, John Grant è rilassatissimo e coccoloso, e parlerei bene dei Mogwai anche solo perché ho saputo che si erano finiti tutte le pallotte cac’ e ove che erano state preparate per i gruppi.

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Alzo la testa e vedo quelli dell’organizzazione che facevano foto e video dalle finestre dell’avvocato. Non avevo più l’esclusiva, avrei dovuto vendere la mia foto a qualche quotidiano finché ero in tempo. Ma non me ne curo neanche. Mi stavo divertendo.

Ero preso ancora meglio del giorno prima, forse perché non dovevo correre da un palco all’altro, forse perché ero in buona compagnia, forse perché ero sbronzo. Erano stati due giorni lunghissimi e bbellissimi, ma non era ancora finita.

Live Report della giornata su Oca Nera.

Ultimo giorno: 27 luglio

Mi sveglio intorno alle 12:00 e sono in forma discutibile. Sono comunque contento perché è Domenica e di conseguenza ci sarà il Pranzo della Domenica.

Mi ricordo però che alle 13:00 c’è l’ultimo evento del cartellone del festival: Anna Von Hausswolff nella chiesa di San Giuseppe. Tanto vale che mi veda un paio di pezzi prima di andare da mia zia a mangiare.

Una folla di ggiòvani e personaggi Vastesi di ogni tipo era lì, fuori dalla chiesa dove ho fatto la Prima Comunione e la Cresima, ad aspettare l’inizio di un concerto d’organo di una musicista Indie svedese. Era tutto vero, ed io non ero neanche sbronzo.

Il concerto viene posticipato di mezz’ora. A posto: vado a mangiare un piatto di lasagna e torno nella pausa tra il primo e il secondo. Trovarsi in un festival che è al massimo a tre minuti a piedi da casa tua ha i suoi vantaggi.

6 m² di lasagna dopo, torno in chiesa per assistere ad un paio di pezzi. Ancora una volta le mie aspettative sono superate e ci rimango a bocca aperta come uno scemo. E non sono l’unico: la chiesa era piena ed erano tutti in ammirazione, in religioso silenzio, seduti al contrario sulle panche per non dare le spalle all’organo. La musica è inquietante, ma maestosa. Un genere che non mi sarei mai aspettato di sentire a San Giuseppe. Bbellissimo.

Esco dalla chiesa per andare a finire rotolo con frittata, insalata, cocomero, dolci, caffè e ammazzacaffè.


Il tema portante di questa storia è stato come questa manifestazione sia riuscita a sorprendermi e superare le mie aspettative dall’inizio alla fine. L’organizzazione è riuscita a fare cose che fino a qualche mese fa pensavo non fossero possibili in una cittadina come Vasto, e i Vastesi hanno recepito benissimo la novità.

Sono sicuro che quelli che hanno viaggiato da ogni parte d’Italia per scommettere su questo nuovo festival non siano stati delusi, e che tutti gli hipster che sono venuti si vanteranno di esserci andati alla prima edizione, before it was cool. Io, personalmente, lo sto facendo con questo articolo.

Grazie all’organizzazione e tutti i ragazzi dello staff, all’avvocato con le finestre tattiche, ad Oca Nera e a tutti gli amici che mi hanno accompagnato in quei giorni per aver reso possibile quest’esperienza bbellissima.

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5 thoughts on “Il Vasto Siren Festival è successo davvero, ed è stato bellissimo.

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